passione o razionalità?

Il rapporto di coppia, il nucleo familiare, l'individuo come famiglia a se stante, ma anche gli amanti, gli amici, i conviventi. Il concetto di famiglia nella società attuale è cambiato, in che modo interferisce con il nostro modo di percepire l'amore, il sentimento artefice e sostenitore di ogni tipo di famiglia?
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nasce dall'esigenza di un gruppo di amici di avere a disposizione uno spazio protetto depurato dei pregiudizi.
Qui un sintetito estratto per non perderne di vista il significato.

Re: passione o razionalità?

Nuovo messaggiodi Brilliant Magenta il domenica 31 agosto 2008, 14:22

Uhm, non so se ho capito bene...in che senso si è dovuti passare per le due fasi per poter avere una storia duratura? Intendi che sarebbe la paura del nuovo abbandono a portare a non considerare l'altro come scontato e tutto il resto?
"Molti di quelli
che vivono meritano la morte e molti di quelli che muoiono meritano la vita. Tu
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Re: passione o razionalità?

Nuovo messaggiodi ombra il domenica 31 agosto 2008, 15:07

sì, credo che tradotto significhi proprio questo.
quando stai con una persona e l'amore per questa di colpo svanisce, per quanto ci si senta sofferenti, per quanto ci dispiaccia, per tanto non siamo disposti ad un tentativo di ricostruzione. abbiamo chiaro in noi che non proviamo più il sentimento dell'amore e, anzi, a lungo andare, se ci lasciamo convincere ia fare prove, il rapporto tenderà a logorarsi, questo anche perché, credo, il partner tenderà a sottomettersi a noi in quanto ci ritiene più forti sentimentalmente, più immuni, dato che non amiamo. e tutto questo non è destinato a durare.
al contrario, se siamo noi ad amare ancora ma veniamo mollati, probabilmente imploreremo il nostro partner di fare un altro tentativo, ed ecco che ci sottomettiamo per paura, modifichiamo le nostre caratteristiche, tentiamo di essere più accondiscendenti, il tutto per non perderlo, ma abbiamo visto che questo modo non funziona. ecco che io credo che, entrambi, dopo aver provato la scottatura dell'essere lasciati quando non si era ancora pronti sentimentalmente a esserlo, sono più aperti e disponibili verso l'eventulità di un tentativo, le loro comuni ferite li vedrà allo stesso livello, non ci saranno sottomessi di sorta, e i loro tentativi saranno più genuini, meno pregni di paure, ma con il solo e vero scopo di riconquistare qualcosa.

è solo un punto di vista, niente di matematicamente certo.
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Re: passione o razionalità?

Nuovo messaggiodi Brilliant Magenta il venerdì 5 settembre 2008, 10:49

Potrebbe essere vero quello che dici. Io però tendo a considerare un po' "malato" in senso non clinico chi si porta dietro troppe ferite dalle storie precedenti...lo considero non pronto ad avere una relazione sana, stabile, duratura, e se il tuo ragionamento fila è anche vero che per ricordarsi tutto così bene una persona deve non esserne ancora uscita...e allora è amore, quello che spinge al tentativo di riconciliazione, al compromesso, o solo la paura di riprovare quel dolore?

Io credo che dovrebbe essere l'amore per una persona a far sì che facciamo tutto questo, non le esperienze passate. Queste possono essere utili, insegnano qualcosa, ma solo se non vengono portate in toto all'interno di una storia. Perché in quel caso rischiano di soffocare.
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Re: passione o razionalità?

Nuovo messaggiodi ombra il venerdì 5 settembre 2008, 12:23

sono d'accordo con te ma, se si dimentica con facilità un amore che noi stessi abbiamo lasciato finire, se dimentichiamo in fretta la sofferenza di chi abbiamo amato, non altrettanto in fretta scorderemo chi e cosa ci ha fatto soffrire. possiamo trascinarcelo dietro anni, anche tutta una vita, in alcuni casi il dolore stesso, in altri per fortuna solo il ricordo. sono d'accordo che non si può cercare di impostare nessuna nuova storia finché non si è usciti da quella sofferenza, ma non si può pretendere di non ricordarla, e sarà proprio questo ricordo, se entrambi lo condividono, il collante per una storia che inizia a perdere dell'entusiasmo iniziale, perché il più delle volte è proprio qui che iniziano a finire le storie, quando l'entusiasmo lo si trasforma in noia, e per quelli che non hanno mai provato la sofferenza di essere abbandonati è facile dire "morto un papa se ne fa un altro". (un po' esagerato ma se ne può parlare)
Secondo me non è questione di compromesso, ma di pacatezza, di lucidità, di lungimiranza, che può trasformare ciò che rischia di tramutarsi in semplice affetto, perché chi ha provato lo dovrebbe sapere che non è l'amore che finisce, ma siamo noi che lo facciamo finire e finisce nel momento in cui uno di noi lo stabilisce.
io non ho mai capito perché il mio è finito, ho invece capito perché sono finiti gli altri. con gli altri è finita perché io non li amavo più e loro non avevano mai sofferto di un abbandono e io neppure, così li ho lasciati macerare nelle loro soferenze, a chiedersi il perché. ma poi tutto questo è capitato anche a me, e anch'io mi sono chiesta il perché... eh se l'ho fatto, e quante volte, e quante risposte mi sono data. è stato il miglior lavoro introspettivo che abbia mai potuto fare. Ma lui non aveva ancora mai sofferto dell'abbandono, non ha ancora mai sofferto... e perciò tutte le giustificanti che io gli davo me le negava, ho infine dovuto prendere atto che "semplicemente" non era più innamorato. era finita la curiosità. come probabilmente era finita per me con gli altri. e parlare con uno che non ha provato sulla propria pelle è come parlare ad un muro. ci puoi sbattere la testa, ma non romperai il muro.
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Re: passione o razionalità?

Nuovo messaggiodi Brilliant Magenta il sabato 30 maggio 2009, 13:31

Vero.

Però penso sia vero anche che non tutti utilizzano queste esperienze per un lavoro introspettivo, così come altri non ne hanno bisogno per conoscersi, per sapere cosa significa amare e non lasciare che l'amore passi...insomma sì, è un'esperienza che fa crescere, ma non è così per tutti e forse non tutti ne hanno bisogno per farlo, secondo me.

Il discorso sta diventando complicato :blush_x:
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Re: passione o razionalità?

Nuovo messaggiodi Ulisse il sabato 30 maggio 2009, 14:00

Io davvero non dovrei parlare, vista la condizione penosa della mia vita affettiva, però credo che sia impraticabile la strada "dell'accordo sentimentale".
Almeno all'inizio ci deve essere un'attrazione di qualche genere, che porta entrambi ad avere una "voglia irrazionale e irresistibile" di stare assieme.
Poi ci va flessibilità. La convinzione che l'affettività è un valore comunque, e quindi l'accettazione di tutto il bello e di tutto il brutto, con la consapevolezza che prima o poi del brutto ci sarà.
Poi la condivisione di molte cose, la complicità e una valanga di autoironia, di capacità di prendersi in giro, di ridere e di non prendersi troppo sul serio...
No, oggi sono convinto che "l'accordo sentimentale" non funzioni. Il più delle volte è dettato dalla disperazione della solitudine, che conduce ad accettare compromessi insostenibili alla lunga.
La solitudine, per quanto brutta ed indesiderabile, non si scongiura con "uno/a qualsiasi", e questa consapevolezza è amara ma anche salvifica.

Comunque sia, è un bel casino... :ohmiodio:
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Re: passione o razionalità?

Nuovo messaggiodi admin il domenica 28 giugno 2009, 9:14

Io non so dire con certezza se "un accordo sentimentale" possa o no funzionare,
che sia dettato dalla disperazione della solitudine può essere corretto, ma non so dire quanto sia giusto credere che un'unione che parta da questi presupposti non possa funzionare a priori.
Del resto due "disperati" hanno pur sempre in cuor loro dei sentimenti, e sono appunto sentimenti d'unione principalmente, e non è affatto escluso che proprio il contatto improvviso con l'altro/a faccia poi scaturire tutti gli altri sentimenti, e l'autoironia, come dici tu, e quindi la voglia di esserci con la consapevolezza che può finire, per loro che provengono dalla disperazione più che da altri i quali invece sono sempre a rischio di delusioni cocenti.
Un contratto affettivo può degenerare in affetto dolce e pacato, non vedo il motivo di dubitarne. Ma anche qui non credo sia facile trovare la persona giusta con cui accordarsi, perché, se è pur vero che si tenta di contrattare è altrettanto vero che i sentimenti profondi che risiedono in ognuno di noi non si possono nascondere o coprire del tutto, quindi immagino questa ricerca, e la vedo molto ma molto selettiva.
Alla fine il rischio è sempre e solo la solitudine.
Inizio a credere che tutto ciò che non lo sia è da prendere come un regalo, o meglio, un prestito.
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