ombra ha scritto:quello che dici tu io invece l'ho sempre inteso come Il Carattere.
infatti calzerebbe bene anche il fatto che Il carattere si forgia, la personalità si costruisce, ma un'identità, l'identità, che: Fra le varie cause di svariati disturbi mentali di lieve entità ho sentito parlare della "mancanza di un'identità solida"., come la si può costruire? Forse è una somma di tutto, del carattere, della personalità, dell'intelligenza... tutto questo sommato formerebbe l'identità.
Ma facciamo un esempio, prendiamo ad esempio una persona che ha perduto la memoria, tutta, totalmente, una persona adulta smemorata completamente. Tu pensi che quella persona abbia una propria identità? o un proprio carattere o una propria personalità.
Io credo di no, credo che abbia in sé il seme del carattere e il seme della personalità che verranno però fuori solo quando inizia ad identificarsi nel mondo circostante come Essere Vivente, principalmente.
e per identificarsi come Essere Vivente non ha una sola strada, può cercare dentro di sé, prendere coscienza a poco di ciò che è, quindi: uomo, pensatore, con un corpo, una coscienza, un'anima e così via, o cercare il suo passato, le sue radici, la sua casa e la sua famiglia per ricostruire la sua identità.
altre idee?
Sono d'accordo con te in parte (almeno se ho ben capito il tuo pensiero, spero).
Dico la mia...
Nelle moderne società occidentali, uno dei valori predominanti è l'individualismo, perciò siamo portati a pensarci come esseri unici, dotati di caratteristiche e abilità proprie, e siamo anche convinti che le nostre azioni siano frutto del nostro libero pensiero. In realtà questo è più un ideale al quale tendiamo (proprio per quei valori di individualismo, del sucesso a tutti i costi e del volersi distinguere), ed è anche una visione abbastanza recente ( nasce con l'Illuminismo!), per alcuni studiosi sociali, non c'è nulla di più sbagliato, sembra che noi siamo dei veri e propri prodotti sociali, e la nostra identità stessa è il risultato di processi di socializzazione, di apprendimento, processi spesso inconsapevoli e per questo invisibili. In parole povere, la nostra identità sarebbe costituita dalle nostre appartenenze gruppali, e in effetti se vi chiedessi di rispondere alla domanda "chi sei?", senza darvi troppo tempo per riflettere, probabilmente fareste uso di etichette che fanno riferimento a dei gruppi o a delle categorie sociali.
Io mi trovo in forte accordo con questa posizione, credo che noi siamo essenzialmente le nostre relazioni e le nostre appartenenze, anche se in parte continuo anche a credere, forse proprio in virtù di quei processi incosapevoli nei quali sono "immersa" e dei quali non posso liberarmi, perchè tipici della cultura in cui sono nata e cresciuta, che ci sia qualcosa di originale in ognuno di noi.
Ma se ammettessimo che siamo dei prodotti sociali....Un identità solida, che non debba sfociare nella malattia, credo che sia quell'identità che si rifà a delle categorie sociali rispettabili, vincenti, e giudicate positivamente dalla maggioranza, se fai parte di quelle categorie sociali privileggiate, tenderai a giudicarti tu stesso positivamente poichè fai parte di quella rispettabile categoria. E allora come la mettiamo per i depressi, gli ansiosi, i paranoici, i diversamente abili, i neri, gli omossessuali, i diversi, i devianti dalla regola, dalla norma condivisa dalla maggioranza???Come la mettiamo per gli sfigati di questo mondo?
( meglio riderci sopra... e berci sopra?
)












no? 



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