L'identità, questa sconosciuta...

chi sa dire con chiarezza cos'è l'identità?
Quante volte ci sarà capitato di tenere un carteggio epistolare con qualcuno da cui emergono riflessioni, le quali a volte non trovano uno sbocco adeguato? In questo spazio potremo dar forma a queste riflessioni sia che provengano da carteggi con altri che da riflessioni proprie, imprimerle su carta per poi scolpirle insieme agli altri.

Re: L'identità, questa sconosciuta...

Nuovo messaggiodi Amélie il mercoledì 3 giugno 2009, 18:45

ombra ha scritto:quello che dici tu io invece l'ho sempre inteso come Il Carattere.
infatti calzerebbe bene anche il fatto che Il carattere si forgia, la personalità si costruisce, ma un'identità, l'identità, che: Fra le varie cause di svariati disturbi mentali di lieve entità ho sentito parlare della "mancanza di un'identità solida"., come la si può costruire? Forse è una somma di tutto, del carattere, della personalità, dell'intelligenza... tutto questo sommato formerebbe l'identità.
Ma facciamo un esempio, prendiamo ad esempio una persona che ha perduto la memoria, tutta, totalmente, una persona adulta smemorata completamente. Tu pensi che quella persona abbia una propria identità? o un proprio carattere o una propria personalità.
Io credo di no, credo che abbia in sé il seme del carattere e il seme della personalità che verranno però fuori solo quando inizia ad identificarsi nel mondo circostante come Essere Vivente, principalmente.
e per identificarsi come Essere Vivente non ha una sola strada, può cercare dentro di sé, prendere coscienza a poco di ciò che è, quindi: uomo, pensatore, con un corpo, una coscienza, un'anima e così via, o cercare il suo passato, le sue radici, la sua casa e la sua famiglia per ricostruire la sua identità.

altre idee?


Sono d'accordo con te in parte (almeno se ho ben capito il tuo pensiero, spero).
Dico la mia...
Nelle moderne società occidentali, uno dei valori predominanti è l'individualismo, perciò siamo portati a pensarci come esseri unici, dotati di caratteristiche e abilità proprie, e siamo anche convinti che le nostre azioni siano frutto del nostro libero pensiero. In realtà questo è più un ideale al quale tendiamo (proprio per quei valori di individualismo, del sucesso a tutti i costi e del volersi distinguere), ed è anche una visione abbastanza recente ( nasce con l'Illuminismo!), per alcuni studiosi sociali, non c'è nulla di più sbagliato, sembra che noi siamo dei veri e propri prodotti sociali, e la nostra identità stessa è il risultato di processi di socializzazione, di apprendimento, processi spesso inconsapevoli e per questo invisibili. In parole povere, la nostra identità sarebbe costituita dalle nostre appartenenze gruppali, e in effetti se vi chiedessi di rispondere alla domanda "chi sei?", senza darvi troppo tempo per riflettere, probabilmente fareste uso di etichette che fanno riferimento a dei gruppi o a delle categorie sociali.

Io mi trovo in forte accordo con questa posizione, credo che noi siamo essenzialmente le nostre relazioni e le nostre appartenenze, anche se in parte continuo anche a credere, forse proprio in virtù di quei processi incosapevoli nei quali sono "immersa" e dei quali non posso liberarmi, perchè tipici della cultura in cui sono nata e cresciuta, che ci sia qualcosa di originale in ognuno di noi.

Ma se ammettessimo che siamo dei prodotti sociali....Un identità solida, che non debba sfociare nella malattia, credo che sia quell'identità che si rifà a delle categorie sociali rispettabili, vincenti, e giudicate positivamente dalla maggioranza, se fai parte di quelle categorie sociali privileggiate, tenderai a giudicarti tu stesso positivamente poichè fai parte di quella rispettabile categoria. E allora come la mettiamo per i depressi, gli ansiosi, i paranoici, i diversamente abili, i neri, gli omossessuali, i diversi, i devianti dalla regola, dalla norma condivisa dalla maggioranza???Come la mettiamo per gli sfigati di questo mondo?


( meglio riderci sopra... e berci sopra? :stress: )
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Re: L'identità, questa sconosciuta...

Nuovo messaggiodi ombra il lunedì 8 giugno 2009, 12:16

Amélie ha scritto:
Ma se ammettessimo che siamo dei prodotti sociali....Un identità solida, che non debba sfociare nella malattia, credo che sia quell'identità che si rifà a delle categorie sociali rispettabili, vincenti, e giudicate positivamente dalla maggioranza, se fai parte di quelle categorie sociali privileggiate, tenderai a giudicarti tu stesso positivamente poichè fai parte di quella rispettabile categoria. E allora come la mettiamo per i depressi, gli ansiosi, i paranoici, i diversamente abili, i neri, gli omossessuali, i diversi, i devianti dalla regola, dalla norma condivisa dalla maggioranza???Come la mettiamo per gli sfigati di questo mondo?




Considerando che questi studi provengono da illustri (suppongo) studiosi non c'è da meravigliarsi se all'interno dei loro ambienti o, sotto le loro ale protettrici vogliono, quando non pretendono, solo loro pari.
Il restante delle categorie che hai citato vengono semplicemente utilizzati per i loro studi: le cavie.

Io non sono d'accordo, e non perché possa provenire o meno dall'illuminismo o che possa credere con tutta le mie forze all'unicità dell'essere, anzi, io non credo all'essere umano e questo forse mi pone in un gradino, in una visualizzazione differente; per dire: per ciò che mi riguarda più hanno "una solida identità" del tipo riconosciuto dagli studiosi, e più per me sono tutto quanto di più si possa disprezzare... non sto ora in questo contesto a spiegarne i motivi, andrei off topic necessariamente. I cosìddetti NORMALI. Chi sono i normali? Vogliamo aprirne un topic? I normali sono coloro che ripudiano e disprezzano gli anormali, ovvero tutti quegli individui che non possono, a loro avviso, vantare una solida identità dettata dalla socializzazione, dal gruppo, dal benessere, dal trend, dalla moda e chi più ne ha più ne metta.

Ma davvero possiamo dire che gli "sfigati" di questo mondo non possono vantare una propria solida identità?
Ribellarsi al sistema... non significa forse dimostrare di averla eccome una identità?
Non permettere che vengano commessi soprusi verso i più deboli, perché invero i deboli esistono, ma non tutti gli "sfigati" sono deboli
non significa forse godere di una propria identità?
Crediamo veramente che tutti, indistintamente, rincorriamo il successo perché ritenuto l'artefice della nostra identità?
e, crediamo davvero, che gli sfigati sono tali solo perché non riescono a raggiungere il successo?


non mi sono mai piaciuti i sondaggi che mirano solo ad avere una percentuale di riferimento, che determini chi possa essere il vincitore.
non mi sono mai piaciuti gli studi che si effettuano basandosi su un gruppo, anche consistente, di persone per determinare LA VERITA'.

questi studi a mio avviso non sono altro che dei PARERI, peraltro MODESTI, in rapporto alla grande disomogeneità degli individui.
no, non credo affatto che l'identità sia quella roba lì descritta, quella è solo una facciata tra le tante per continuare a sopravvivere e, nel migliore dei casi, prevaricare, niente a che fare con l'essenza dell'individuo: contenitore dei nostri sentimenti, della nostra anima, e della nostra identità.
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Re: L'identità, questa sconosciuta...

Nuovo messaggiodi Amélie il giovedì 11 giugno 2009, 0:26

La posizione che ho illustrato, si basa su studi ed esperimenti, alcuni eseguiti in laboratorio ed altri di stampo più naturalistico, diciamo che la scienza, anche quella che studia l'uomo, deve per forza di cose basarsi su studi come questi che si basano su un principio di generalizzazione, sulla base del quale si pensa che la maggioranza degli uomini "funzionino" allo stesso modo, perchè in teoria avremmo delle strutture mentali simili. Poi ogni studio, prende sempre in considerazione il fatto che ci siano delle minoranze che non rispondono a quelle caratteristiche e non hanno quelle condotte, ma questa è una cosa che non si dice mai, sopratutto quando uno studio viene sbattuto in prima pagina, per far scalpore e per farci parlare per qualche giorno.
Comunque sia, la scienza ha bisogno di scoprire leggi, regolarità, che volenti o meno, esistono, proprio perchè siamo tutti esseri umani. Sopratutto quando il livello di analisi è quello sociale. E questo è utile quando si deve parlare in generale di una categoria che è quella degli esserei umani, l'alternativa sarebbe non parlarne, non fare questi studi, perchè escludono quello che è il pensiero e la condotta della minoranza, oppure ancora raccontare solo storie personali ed uniche. Per fortuna però studi come questi esistono ed hanno anche grande utilità sociale, un esempio ne sono gli studi sui pregiudizi.

Diciamo che i normali e gli sfigati in teoria non esistono, se dovessimo usare una lente di ingrandimento e guardarci tutti ad uno ad uno, nella nostra umanità. Sono solo categorie che usiamo per fare riferimenti, per capirci meglio.
Tuttavia, continuando ad usare queste categorie, e nello specifico quella degli "sfigati", coloro che fanno parte delle minoranze, sopratutto quelle disprezzate, odiate, considerate inferiori, malate, mi vien da pensare, che qualcuno di questi "sfigati", non possa non pagare le conseguenze di essere giudicato in base al pregiudizio che caratterizza il suo gruppo. E' vero, esistono degli "sfigati" forti, persone che nonostante vengano rifiutate e disprezzate, vanno avanti. Ma è anche vero il contrario, c'è chi si ammala, chi vive nella paura, chi si ammazza. Son 2 facce della stessa medaglia, no? Sono 2 realtà che vanno integrate, se divise, sono sempre parziali, non complete.
Nella nostra società, nella quale fin da piccoli ci vien inculcato che per essere felici dobbiamo essere vincenti, è difficile per tanti, essere forti, davanti al fallimento di obiettivi definiti culturalmente, ci vuole una grande apertura mentale e una grande solidità per sopravvivere quando gli altri ci considerano dei falliti, dei malati, è questo che voglio dire, non possiamo negare che a molti interessi ciò che gli altri pensino di noi, e che tale pensiero ha delle ripercussioni. Ecco perchè tanta gente si ammala, soffre, e non ha una solidità identità, alla quale appigliarsi quando le cose vanno male. Gli "sfigati" non sono quelli che non raggiungono il successo in fin dei conti, ma sono quelli che si sentono tali, che non sopportano di poter essere considerati "diversi" e ne pagano il prezzo. Uno che va fiero della propria diversità, che ha una identità salda, anche se vien considerato un fallito, un deviante, riesce bene o male ad andare avanti, uno così, se pensa a quanta gente soffre, perchè non ha quella forza, deve sentirsi fortunato. Io lo reputo fortunato almeno, perchè io faccio parte di quelli che temono il fallimento, di quegli "sfigati", che pagano le conseguenze di non essere così forti.
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Re: L'identità, questa sconosciuta...

Nuovo messaggiodi ombra il giovedì 11 giugno 2009, 12:16

Amélie ha scritto:un esempio ne sono gli studi sui pregiudizi.


ti andrebbe di parlarci di questi studi, in altro topic naturalmente?

Amélie ha scritto:Diciamo che i normali e gli sfigati in teoria non esistono, se dovessimo usare una lente di ingrandimento e guardarci tutti ad uno ad uno, nella nostra umanità. Sono solo categorie che usiamo per fare riferimenti, per capirci meglio.


questo lo apprezzo, detto da te s'intende, poiché poi nella realtà questo stesso principio non viene rispettato.

Amélie ha scritto:E' vero, esistono degli "sfigati" forti, persone che nonostante vengano rifiutate e disprezzate, vanno avanti. Ma è anche vero il contrario, c'è chi si ammala, chi vive nella paura, chi si ammazza. Son 2 facce della stessa medaglia, no? Sono 2 realtà che vanno integrate, se divise, sono sempre parziali, non complete.


non era mia intenzione fare questa ulteriore separazione, mi spiace se ho dato questa idea, ciò che stavo proponendo è che: per questa categoria di sfigati, tutti gli sfigati, belli e brutti forti e meno forti... non si potrebbe pensare che un ulteriore punto di sfiga glielo dia proprio questo principio derivante dall'illuminismo? Mi spiego: se a supporto di questa nuova era, l'illuminismo, ci sono scienziati che avvalorano tali teorie riconducendole a caratteristiche precise degli individui tanto da poter stabilire delle "regole" del tipo che hai illustrato riferita all'identità, che, come se ne evince, taglierebbe fuori una bella fetta di società, non si potrebbe allora dire che chi non ha una propria identità definita è anche per colpa di questi studiosi?
Lo sfigato debole, a mio avviso è colui che cade con tutte le scarpe dietro a questi subdoli giochetti che, per citare le tue stesse parole: Poi ogni studio, prende sempre in considerazione il fatto che ci siano delle minoranze che non rispondono a quelle caratteristiche e non hanno quelle condotte, ma questa è una cosa che non si dice mai, sopratutto quando uno studio viene sbattuto in prima pagina, per far scalpore e per farci parlare per qualche giorno.

a ben vedere però anche per te è la stessa cosa :Nella nostra società, nella quale fin da piccoli ci vien inculcato che per essere felici dobbiamo essere vincenti, è difficile per tanti, essere forti, davanti al fallimento di obiettivi definiti culturalmente, ci vuole una grande apertura mentale e una grande solidità per sopravvivere quando gli altri ci considerano dei falliti, dei malati, è questo che voglio dire, non possiamo negare che a molti interessi ciò che gli altri pensino di noi, e che tale pensiero ha delle ripercussioni. Ecco perchè tanta gente si ammala, soffre, e non ha una solidità identità, alla quale appigliarsi quando le cose vanno male.

ora come puoi ben immaginare potrei farti tante domande, ma questo topic non verte su questo, sul perché, ad esempio, non ti elevi da tutto questo visto che sai...
questo topic verte sull'identità, su che cosa sia, e come la si costruisce, e, se stabiliamo che quanto detto sopra possa essere solo una parte della verità, uno scoop, per così dire, non dovremmo prenderla a modello, visto poi che per quegli sfigati che esistono sarebbe alquanto deleterio, e poi, infine, io non credo sia deleterio solo per chi già sfigato di suo è, ma anche per chi non lo è stato mai. Tirandone le conclusioni si potrebbe pensare che questa teoria abbia il solo scopo di scoraggiare, demoralizzare, e/o incentivare all'individualismo.

siamo ancora punto e a capo?
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Re: L'identità, questa sconosciuta...

Nuovo messaggiodi Amélie il giovedì 11 giugno 2009, 15:25

Volentieri parlerò degli studi sul pregiudizio, ma mi occorrerà del tempo, bisogna elaborare un pò di roba :good:


non era mia intenzione fare questa ulteriore separazione, mi spiace se ho dato questa idea, ciò che stavo proponendo è che: per questa categoria di sfigati, tutti gli sfigati, belli e brutti forti e meno forti... non si potrebbe pensare che un ulteriore punto di sfiga glielo dia proprio questo principio derivante dall'illuminismo? Mi spiego: se a supporto di questa nuova era, l'illuminismo, ci sono scienziati che avvalorano tali teorie riconducendole a caratteristiche precise degli individui tanto da poter stabilire delle "regole" del tipo che hai illustrato riferita all'identità, che, come se ne evince, taglierebbe fuori una bella fetta di società, non si potrebbe allora dire che chi non ha una propria identità definita è anche per colpa di questi studiosi?
Lo sfigato debole, a mio avviso è colui che cade con tutte le scarpe dietro a questi subdoli giochetti che, per citare le tue stesse parole: [u]Poi ogni studio, prende sempre in considerazione il fatto che ci siano delle minoranze che non rispondono a quelle caratteristiche e non hanno quelle condotte, ma questa è una cosa che non si dice mai, sopratutto quando uno studio viene sbattuto in prima pagina, per far scalpore e per farci parlare per qualche giorno.


Forse non mi sono spiegata bene io. Questi studi sociali, perchè io di questi parlo e non di studiosi in genere, puntano proprio il dito contro i pericoli derivanti dalla cultura occidentale moderna. Spiegano il disagio delle persona, sulla base del fatto che sia troppo complesso identificarsi per tutti con un certo modello culturale. Questi studi si scagliano contro i pericoli dell'individualismo sfrenato, che non ci permette di guardare all'altro e di conoscerlo veramente, per ciò che è, e non sulla base delle sue appartenenze culturali. Questi studi, sopratutto quelli brevemente citati sopra, sul pregiudizio, ci mettono in guardia dal giudicare le persone superficialmente, sulla base di stereotipi. Questo è ciò che fanno questi studi. E' anche vero, che questi studiosi portano avanti una teoria per la quale la nostra identità è strettamente connessa ai nostri gruppi di appartenenza, noi ci guardiamo anche attraverso gli occhi degli altri, ci percepiamo indirettamente per come pensiamo che gli altri ci giudichino, e questo influisce fortemente sulla nostra identità.
Non vedo nessun subdolo giochetto, se non l'intenzione di dare una diversa prospettiva alle cose. Questi studi non ci dicono che siamo prigionieri di tali fenomeni, anzi, puntano a darci gli strumenti culturali, per libercene, anche se essi sono automatici, inconsapevoli spesso.
Questri strumenti culturali, non tutti li hanno, è una cosa da privileggiati direi, non tutti vivono credendo fortemente che ciò che conta è l'essere umano e niente altro.

a ben vedere però anche per te è la stessa cosa :[u]Nella nostra società, nella quale fin da piccoli ci vien inculcato che per essere felici dobbiamo essere vincenti, è difficile per tanti, essere forti, davanti al fallimento di obiettivi definiti culturalmente, ci vuole una grande apertura mentale e una grande solidità per sopravvivere quando gli altri ci considerano dei falliti, dei malati, è questo che voglio dire, non possiamo negare che a molti interessi ciò che gli altri pensino di noi, e che tale pensiero ha delle ripercussioni. Ecco perchè tanta gente si ammala, soffre, e non ha una solidità identità, alla quale appigliarsi quando le cose vanno male.
ora come puoi ben immaginare potrei farti tante domande, ma questo topic non verte su questo, sul perché, ad esempio, non ti elevi da tutto questo visto che sai...


Qui si va sul personale, si, è vero, in virtù della mia consapevolezza potrei elevarmi, rispetto a tali meccanismi.
Ma non è facile, lo sai, uscire dal sistema delle cose. C'è chi deve partire ed andare lontano per sfuggiare da tutto questo, perchè non in tutto il mondo, valgono gli stessi sistemi culturali e gli stessi valori. Sfuggire a tutto questo, ad un qualcosa che comunque fa parte di te, è piuttosto complesso. Prenderne coscienze è solo un primissimo passo. Significa liberarti delle tue origini e delle tue radici, non è un processo semplice, ecco perchè in tanti ne siamo vittime. Se tutti potessimo vivere, potendo credere di essere validi comunque sia, adesso non staremmo nemmeno qui a parlarne.



questo topic verte sull'identità, su che cosa sia, e come la si costruisce, e, se stabiliamo che quanto detto sopra possa essere solo una parte della verità, uno scoop, per così dire, non dovremmo prenderla a modello, visto poi che per quegli sfigati che esistono sarebbe alquanto deleterio, e poi, infine, io non credo sia deleterio solo per chi già sfigato di suo è, ma anche per chi non lo è stato mai. Tirandone le conclusioni si potrebbe pensare che questa teoria abbia il solo scopo di scoraggiare, demoralizzare, e/o incentivare all'individualismo.
siamo ancora punto e a capo?



Si questo topic verte sull'identità, e sul suo sviluppo. E quella che ho proposto io, è una visione delle cose : il Sè, è un prodotto sociale. Identità è "identificarsi".
Poi ovviamente, ci sono prospettive diverse, che riducono l'identità a un semplice insieme di tratti, caratteristiche specifiche della persona e tagliano fuori totalmente quella che è la vita relazionale e sociale della persona,( fondamentale invece nella formazione dell'identità), come se nascessimo "già fatti" e pronti a capire il mondo a modo nostro. Non si tratta di scoop ne in questo caso, e nemmeno nell'altro, ma di modi diversi di intendere la relazione individuo-società. Poi forse a me sfugge qualche nesso, ma non vedo come questi studi sociali, possano incentivare l'individualismo, perchè il loro obiettivo è l'esatto contrario, mostrarci quanto siamo vittime di esso.
Poi se una persona decide che questa versione delle cose non gli piace, va benissimo, è un altro discorso, ma è comunque un punto di vista, che coloro che s'interrogano sull'origine dell'identità, dovrebbero provare a conoscere.
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Re: L'identità, questa sconosciuta...

Nuovo messaggiodi ombra il giovedì 11 giugno 2009, 20:26

Amélie ha scritto:Volentieri parlerò degli studi sul pregiudizio, ma mi occorrerà del tempo, bisogna elaborare un pò di roba :good:


bè, magari per iniziare a sondare anche fuori degli studi potresti improntare un incipit, per riflettere, e iniziare a pensarci tutti, così tu avrai anche il tempo per rimediare il materiale e venirtene fuori alla fine e metterci tutti a tacere :cool: no? :good:

Amélie ha scritto:Forse non mi sono spiegata bene io.


è più probabile che non abbia capito io, posso quasi garantirtelo.
in effetti qualcosa nel tuo primo intervento deve avermi portata fuori strada tanto da farmi pensare, o capire, che questi studi sociali benché ci dicano come e perché sviluppiamo la nostra identità, ci consigliassero anche di insistere in tal senso. Di certo non avevo compreso che quegli stessi studiosi ci mettessero in guardia da simili comportamenti, ecco perché aggiungo alla fine "subdoli giochetti" se avessi compreso non avrei avuto motivo di dirlo.

Amélie ha scritto:Questri strumenti culturali, non tutti li hanno, è una cosa da privileggiati direi, non tutti vivono credendo fortemente che ciò che conta è l'essere umano e niente altro.


no, molti credono ancora che ciò che conti di più sia l'amore per un altro nostro simile, e questo è uno di quei casi migliori ovviamente.

Ulisse, sei interpellato, ti ritieni soddisfatto delle risposte avute? Batti un colpo!
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Re: L'identità, questa sconosciuta...

Nuovo messaggiodi Amélie il domenica 21 giugno 2009, 15:59

ombra ha scritto:bè, magari per iniziare a sondare anche fuori degli studi potresti improntare un incipit, per riflettere, e iniziare a pensarci tutti, così tu avrai anche il tempo per rimediare il materiale e venirtene fuori alla fine e metterci tutti a tacere :cool: no? :good:


Non vorrei banalizzare l'argomento parlandone frettolosamente, proverò a pensare a qualcosa comunque su cui poter riflettere insieme e lo posterò. :good:
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Re: L'identità, questa sconosciuta...

Nuovo messaggiodi admin il domenica 21 giugno 2009, 19:00

Grazie Amélie per il contributo.
In attesa di Amélie e dei suoi spunti di riflessione ritorno in argomento e chiedo:
E' possibile avere un'apparente forte identità? A tal punto che neppure gli studiosi della mente se ne accorgano?
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